OnomatoPia

Lettera d'amore alla Sinistra

Cara Sinistra,

Se potessi scegliere di essere un segno di interpunzione, credo che sarei una virgola.
Una breve pausa per riflettere che dà la possibilità di ampliare un periodo.
Oppure un punto interrogativo colorato.

Ma se la politica fosse amore (e lo è), mi piacerebbe immaginarla come l’amore al tempo delle cabine telefoniche.
Quando, cioè, un gettone serviva per una timida o spericolata dichiarazione.

Abbiamo raccontato l’idea di un Paese diverso in cui è possibile far crescere il seme dei diritti e della felicità.
Oggi, più di ieri, è necessario continuare il percorso che abbiamo intrapreso.

Non sono stata iscritta al PCI.
Avevo 9 anni quando si è sciolto.

Non sono stata iscritta al Partito Socialista.

Non ho lavorato in fabbrica.

Però…

Ho ascoltato Berlinguer e la parola “rivoluzione” era chiara.

Ricordo Pertini parlare di dignità dell’uomo e di libertà.

Sono stata seduta su un muretto ascoltando anziane contadine che mi raccontavano la fatica e le ninne nanne che cantavano.
Come quella che fa “Vo e alarivò ora veni lu patri to / e ti porta la siminzina / la rosa marina e lu basilicò”.

Sono comunista.
Non per ereditarietà e nemmeno per esclusione.
Ma perché io ho scelto di vivere a colori anche quando tutto sembra in bianco e nero.
Perché ci sono parole che arredano le pareti del mio corpo e della mia mente: “solidarietà”, “accoglienza”, “diritto”, “libertà”.

Sono siciliana per nascita e per scelta.
Perché ho deciso di rimanere.

Sono di Sinistra.
Sì, con la lettera maiuscola.
Come se fosse il nome di un uomo o di una donna.
Come se si trattasse di un Paese.

Apriamo nelle nostre città delle case in cui progettare il mondo.
Un mondo che parta dai nostri sandali e che cammini insieme con noi.

La Sinistra che voglio ha tutte le età.

Da 0 a 6 anni - Quando non si sa leggere o scrivere ma si vede il mondo (anche se non si arriva mai al lavandino per lavarsi le manine, nemmeno in punta di piedi).
Da 7 a 10 anni - Quando la bici è un’astronave.
Da 11 a 13 - Quando devi decidere cosa farai da grande e magari sei concentrato sul presente.
Da 14 a 18 - Quando, ma tu non lo sai ancora, un pezzo della tua adolescenza resterà nelle tue tasche per anni.
Da 19 a 25 - Quando università-amici-viaggi saranno una costante.
Da 26 a 30 - Anni veloci. Compleanni sfiorati e la parola “lavoro” nelle orecchie.
Dai 30 - Vorresti solidità e trovi precarietà.
Dai 40 - Ritrovi, in una tasca, te da adolescente e ti manca. Ma un po’ lo sei ancora.
Dai 50 - Vorresti sicurezza per il futuro di chi ti sta accanto.
Dai 60 - Magari hai visto tanto. Ma vuoi vedere il resto.
Dai 70 - Quante storie hai ancora da raccontare. Cerchi orecchie curiose.
Dagli 80 a quando decidi tu - Da seduto non tocchi il pavimento con i piedi. E dondoli.

Io non mi accontento di un Paese normale.
Perché la normalità esclude la “diversità”.
La natura ci ha insegnato che un sistema sta bene quando esistono le varietà che lo abitano.

Per questo io voglio un Paese eccezionale.
Un Paese in cui sia possibile parlare di ambiente in termini di rispetto e civile convivenza.
Un Paese in cui si ritorni a trattare il lavoro come materia di sviluppo e non come un’arma di ricatto.
Voglio parlare di diritti delle coppie e degli individui.
E di salute, di scuola, di lotta alla mafia, di donne, di migranti.

Abbiamo bisogno di noi.
Insieme.


Con affetto

Maria Pia Erice
(la candidata garbata)

P.S. Non vorrei metterti fretta, ma siccome c’ho il mondo dentro mi sa che sono diventata clandestina.
E siccome la mafia mi fa schifo non posso far finta che non esista.
Sono anche donna e, a volte, mi sento un po’ sola.
Che dici, ci diamo da fare da oggi?

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§*L*§ ovvero Sono genere femminile singolare ma plurale quando usiamo il "ci".

Da piccoli, una delle prime cose che ci insegnano a scuola è che i nomi si distinguono, in base al genere, in femminili e maschili.
Così impariamo che “gioco” è maschile ma “allegria” è femminile.
I bambini giocano alla guerra, le bambine arredano le trincee.
Impariamo a leggere e a scrivere.
Poi ci raccontano che se oggi non viviamo in un giardino pieno di meraviglie è colpa nostra e della nostra mania di riporre frutti in splendidi centrotavola.

Essere donna significa non rinunciare alle parole, al linguaggio, all’espressione.
Essere donna significa guardare con occhi aperti il mondo anche quando gli occhi li teniamo chiusi (per sognare, ad esempio).
Che poi, se ci pensiamo, “politica” è femminile.

Mi piace essere donna.
Perché ho la marea dentro.

Maria Pia Erice

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C'era una volta la Sicilia e c'è ancora.

C’era una volta la Sicilia e c’è ancora.
E’ una Sicilia diversa questa che viviamo.
Un’ isola circondata dal mare e lasciata alla deriva da chi l’amministra.
Io rivoglio quella terra aspra e dolce, quelle voci che mescolano lingue diverse, quella dignità fatta di sguardi e di frasi brevi.
Io rivoglio tutto questo senza la rassegnazione.
Senza la paura.
Senza il silenzio di chi pensa che niente cambierà mai.
Per anni ci hanno fatto capire che l’Europa è una specie di mucca da mungere per accogliere finanziamenti che, nella migliore delle ipotesi, non saranno mai utilizzati.
Nella migliore delle ipotesi.
Perché ce n’è una anche peggiore.
E si tratta della mafia.
Sì, quella parola alla quale non dobbiamo abituarci, alla quale rispondere con altre parole.
La mafia che si nutre di silenzio e di abitudine.
C’è un’altra Sicilia.
Lo so.
Io l’ho vista nei giovani che studiano, negli anziani che ci parlano e ci raccontano quello che non conosciamo, nelle donne che sono tutte coraggio e forza, nei lavoratori che conoscono la fatica e il desiderio di continuare a lavorare.
E quando vedi certe cose non puoi dimenticarle.

Maria Pia Erice

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